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Risorse energetiche Russe

La Russia è il terzo produttore al mondo di fonti energetiche, oltre alle più note l'influenza in Kazakistan potrebbe minare una nuova corsa al nucleare per l'Europa

Il flagello della guerra che ha investito L’Ucraina ha indubbiamente sollevato una reazione internazionale, Unione Europea e Stati Uniti più di tutti si interrogano su quale possa essere la strada più efficace verso una risoluzione che permetta all’Ucraina di mantenere intatti i propri Diritti, umani e territoriali; una conseguenza collaterale del conflitto, tuttavia, è stata la disarmante presa di conoscenza degli alleati Ucraini, ovvero noi, di essere a tutti gli effetti alle dipendenze energetiche di Mosca.

Le risorse Russe

Stando ai dati ufficiali la Russia trivella ogni anno per circa 550 milioni di tonnellate di petrolio greggio, produce 725 miliardi di metri cubi di gas naturale ed estrae circa 440 milioni di tonnellate di carbone, tradotti in termini di energia si può parlare della considerevole cifra di 1.092 bilioni di kWh di elettricità.

Si stima che il gas naturale provveda al fabbisogno interno Russo di energia per oltre il 55% del totale, seguito dal petrolio con oltre il 20%, dal carbone per circa il 15% e che sfrutti  l’energia nucleare per circa il 10%.

Per comprendere la reale condizione di disparità si prenda ad esempio questo grafico di riserve naturali di gas nell’anno 2021:

                         .(fonte: OurWorldinData)

La questione nucleare

l’Italia si sta interrogando, anche in vista delle elezioni politiche che occuperanno il paese il 25 settembre 2022, sulla possibilità di riaprire le infrastrutture nucleari italiane, così da poter sopperire alle carenze energetiche conseguenti al pacchetto di sanzioni che l’Unione Europea ha inoltrato alla Russia in seguito ai fatti in Ucraina.

Tuttavia da Mosca potrebbero arrivare interferenze sul quadro di estrazione dell’uranio non indifferenti, interessando così paesi che già dipendono dalla loro produzione nucleare, come  la Francia, che conta oltre il 70% del proprio consumo energetico interno derivante dalla propria produzione atomica.

Notoriamente il Kazakistan si trova a ricoprire un primato fortuito e a tratti scomodo, estrae da solo oltre il 40% dell’uranio in tutto il globo, tuttavia la maggior parte dell’uranio estratto in Kazakistan viaggia proprio attraverso il territorio Russo, prima di essere esportato all’estero.

Inoltre il processo utile a finche l’uranio possa essere impiegato per la produzione di energia, ovvero la conversione in esafluoruro di uranio, viene svolto per larga parte in Russia.

Di fatto pertanto la Russia si trova a ricoprire anche la carica di maggior esportatore al mondo di uranio, sebbene il materiale grezzo sia estratto in territorio Kazako, l’influenza di Mosca in Kazakistan, rende il piccolo paese orientale incapace e impossibilitato a disporre dei propri giacimenti.

Gli interessi nel Dombass

Il 24 Febbraio 2022 Vladimir Putin da inizio ad una “Operazione Speciale” invadendo il territorio, riconosciuto dalla comunità internazionale, dell’Ucraina, in una serie di dichiarazioni a mezzo stampa, e non solo, sarebbe stato legittimato dalla Nobile causa di portare soccorso alla popolazione russa schiacciata e discriminata dal governo di Zelensky.

Se dovessimo tuttavia analizzare la questione da un punto di vista più Pragmatico ed ipotizzando un doppio fine di Mosca nella questione del Donbass, si potrebbe presupporre che l’incredibile ricchezza che giace nel sottosuolo della penisola rappresenterebbe per Vladimir Putin un reale ostacolo al suo intento di rendere l’Unione Europea sempre più dipendente dalle fonti energetiche Russe.

Secondo un report della Banca mondiale infatti, nel Donbass si possono contare oltre 900 siti industriali, 40 fabbriche metallurgiche, 177 siti chimici ad alto rischio, 113 siti che usano materiali radioattivi, 248 miniere, 1.230 chilometri di tubature che trasportano gas, petrolio e ammoniaca, 10 miliardi di tonnellate di rifiuti industriali.

Gli effetti delle sanzioni alla Russia sul piano energetico

In risposta all’inasprirsi del conflitto in Ucraina, gli Stati dell’Unione europea e dell’Alleanza Nato non potendo intervenire militarmente, non facente parte l’Ucraina dell’UE o della NATO, hanno deciso di impartire delle sanzioni alla Russia nella speranza di farle cessare le ostilità.

La strategia dell’alleanza Atlantica si fonda sulla reazione di un pacchetto di sanzioni volte a destabilizzare l’economia russa sotto diversi aspetti, politici, economici e sociali, sul quadro energetico fù imposto il divieto all’utilizzo di Euro e Dollari per la Banca Centrale Russa, minando così la possibilità di stabilire il prezzo di vendita energetico in uscita verso l’Unione europea o gli USA.

L’effetto dell’iniziativa occidentale ha avuto scarsissimi risultati nel breve termine, per non dire controproducente, il tentativo europeo di distaccarsi della dipendenza energetica russa non ha fatto altro che avvicinare la Federazione verso nuovi partner commerciali come Cina o India, facendo inoltre registrare una chiusura del metano ad Amsterdam, il mercato di riferimento per i paesi europei, a 241 euro/megawattora, il livello più alto che sia mai stato raggiunto.

 

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