Da non perdere

Arabia Saudita e Israele: a pochi passi da un accordo di normalizzazione tra i due paesi

Durano ormai da mesi i tentativi di Arabia Saudita...

Russia: confermata la visita del leader nordcoreano Kim Jong Un a Mosca

Fonti ufficiali del Cremlino confermano che la visita sarebbe...

Proteste a Sweida: Il Popolo siriano, portato allo stremo, ripudia al-Assad

Le proteste continuano per una seconda settimana a Sweida,...

Colpo di Stato in Niger: i toni con gli Stati Uniti si inaspriscono con preoccupante rapidità

A due settimane dal colpo di stato in Niger, gli Stati Uniti d'America intensificano gli sforzi per trovare una soluzione alla crisi politica nel paese, crisi che si espande a macchia d'olio nella regione.

Il Vicesegretario di Stato Victoria Nuland si è recata a Niamey per incontrare i nuovi leader militari del Niger. Secondo Nuland, i colloqui con i membri della giunta militare sono stati “estremamente franchi e a volte piuttosto difficili”, quindi non sono stati fatti progressi immediati che potrebbero portare stabilità alla situazione nel paese.

 

I tentativi di mediazione statunitense

Come sottolineato dal vicesegretario Nuland, la parte statunitense avrebbe tentato di persuadere le nuove autorità del Niger a perseguire la strada delle negoziazioni per raggiungere la fine delle ostilità nel Paese.

Dal fronte opposto la delegazione del Niger, guidata dal generale di brigata Moussa Salaou Barmou, non parrebbe aver retrocesso di un passo dalla propria posizione, insistendo nel voler continuare ad operare con la forza, qualora venga ritenuto necessario.

I toni statunitensi si sarebbero quindi inaspriti velocemente, promettendo ritorsioni e ultimatum ai golpisti nigerini, Nuland avrebbe infatti presentando una serie di “opzioni” valide per invertire la rotta dopo il colpo di stato.

Sarebbe stato poi intimato ai golpisti, da parte della Nuland di garantire un pacifico ritorno del potere verso il presidente, riconosciuto dalla comunità internazionale, Mohamed Bazoum. Ma il vero timore di Washington si celerebbe nel continuo intensificarsi delle relazioni che la nuova leadership starebbe intrattenendo con il Gruppo Wagner, sulla scia della confinante Mali.

 

I rapporti tra Washington e il Presidente Bazoum

Una volte giunta nella capitale, il Vicesegretario Nuland, avrebbe poi incontrato il Presidente Bazoum. Il deposto leader, democraticamente eletto alle elezioni del 2021, sarebbe stato rinchiuso dai rivoltosi, nonostante le pesanti pressioni della comunità internazionale.

Nuland infatti non sarebbe ancora riuscita ad incontrare il Presidente del Niger, ma non solo, il capo della delegazione statunitense nel Paese non avrebbe ancora ricevuto infatti l’autorizzazione necessaria per incontrare il generale Abdourahamane Tchiani, mente operativa dietro il colpo di stato.

Un clamoroso nulla di fatto, questo l’esito del viaggio di Nuland a Niamey, il dipartimento di stato americano tuttavia si dichiara fiducioso, affermando che diverse opportunità rimangono valide per la risoluzione della crisi in Niger, affermazione che se dichiarata da fonti statunitensi lascia pensare a scenari poco diplomatici, nonostante la parte americana continuerebbe ad insistere sulla via dei negoziati.

D’altra parte, Washington continua a chiedere il ripristino di Bazoum e a condannare le azioni della nuova giunta militare. Al fine di aumentare la pressione sulle nuove autorità, gli Stati Uniti hanno sospeso più di 100 milioni di dollari in aiuti al paese e programmi di formazione per l‘antiterrorismo in Niger.

La giunta militare nomina un nuovo primo ministro e chiude lo spazio aereo, gli USA minacciano un intervento militare

In barba alle pressioni della comunità internazionale, la nuova giunta militare, provvisoriamente a capo del paese, continuerebbe a rivoluzionare le istituzioni del Paese, il leader del colpo di stato Abdourahamane Tchian, avrebbe infatti nominato l’economista ed ex ministro delle finanze Mahamane Lamine Zeine nuovo primo ministro del Niger.

Così come il tenente colonnello Habibou Assoumane è stato nominato nuovo comandante della Guardia Presidenziale del Niger, l’organismo che avrebbe dato iniziato alla rivolta contro Bazoum.

Un’altra misura presa dalle nuove autorità nelle ultime ore è stata quella di chiudere lo spazio aereo al fine di evitare un intervento militare da parte della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS).

L’ultimatum dato dal blocco africano ai leader del colpo di stato per riportare Bazoum al potere però sarebbe scaduto domenica. L’ECOWAS avrebbe quindi sollevato la possibilità di un intervento militare nel paese, un’eventualità che tuttavia non convincerebbe, e a buon ragione, tutti i paesi dell’ECOWAS.

Il fronte filo-russo nella regione sostiene il colpo di stato

Al confine, il Mali e il Burkina Faso, entrambi guidati da giunte militari filo-russi che sono arrivati al potere dopo i colpi di stato, avrebbero espresso il loro pieno sostegno alle nuove autorità del paese, minacciando ritorsioni nell’eventualità di un intervento militare nel paese da parte della comunità occidentale, dichiarando che qualsiasi intervento in Niger sarà visto come una dichiarazione di guerra anche contro di loro.

Anche la Guinea e la vicina Algeria, non facenti parte dell’ECOWAS, si sarebbero pronunciate contro l’uso della forza. D’altra parte, il Senato nigeriano ha respinto il piano di invasione, esortando il presidente Bola Tinubu, l’attuale leader del blocco, a cercare altre opzioni che non comportano l’uso della forza. Al contrario, paesi come il Senegal e la Costa d’Avorio avrebbero espresso il loro sostegno all’ECOWAS nel ristabilire l’ordine in Niger.

Giovedì’ si potrebbe scrivere la storia del Niger

Con l’obiettivo di cercare una soluzione all’attuale crisi in Niger, i leader dell’ECOWAS si incontreranno giovedì prossimo in un nuovo vertice straordinario per affrontare gli ultimi sviluppi nel paese.

Articoli Recenti

Arabia Saudita e Israele: a pochi passi da un accordo di normalizzazione tra i due paesi

Durano ormai da mesi i tentativi di Arabia Saudita...

Russia: confermata la visita del leader nordcoreano Kim Jong Un a Mosca

Fonti ufficiali del Cremlino confermano che la visita sarebbe...

Proteste a Sweida: Il Popolo siriano, portato allo stremo, ripudia al-Assad

Le proteste continuano per una seconda settimana a Sweida,...

Il BRICS espande i propri confini ammettendo 8 nuovi membri

Il gruppo che comprende cinque principali economie emergenti: Cina,...

Guerra in Ucraina: rischio di escalation in seguito all’invio di armamenti francesi a Kyiv

Le azioni della Francia contribuiscono alla "escalation" nella guerra...

La “Triade Nucleare” in Cina è realtà, ma i dissidenti si nascondono tra i massimi vertici di Pechino

Il generale Li Yuchao che dirigeva l'unità della Forza...

Il Pakistan è ostaggio di se stesso, si preannunciano violenti disordini per tutto il 2023

L'arresto dell'ex primo ministro Imran Khan in un caso...

Le Nazioni Unite potrebbero salvare la Libia dall’oblio in cui la abbiamo abbandonata

La comunità internazionale stima che non si raggiungerà una...

La perdita delle ultime roccaforti Occidentali in Africa

L'Occidente non gode più del proprio "prestigio" in Africa;...

Il Kazakistan delude le aspettative di Mosca rifiutando i colloqui con la Siria

Sarebbero ancora da accertare le motivazioni che avrebbero portato...

Newsletter

Meteo

Roma
nubi sparse
27.7 ° C
28.9 °
26.3 °
71 %
8.2kmh
75 %
Ven
28 °
Sab
25 °
Dom
25 °
Lun
27 °
Mar
30 °

Altri Articoli

Arabia Saudita e Israele: a pochi passi da un accordo di normalizzazione tra i due paesi

Durano ormai da mesi i tentativi di Arabia Saudita ed Israele, volti al raggiungimento di un accordo di normalizzazione delle relazioni che intercorrono tra...

Russia: confermata la visita del leader nordcoreano Kim Jong Un a Mosca

Fonti ufficiali del Cremlino confermano che la visita sarebbe prevista "nei prossimi giorni", inoltre si sarebbe tenuto a precisare che l'incontro sarebbe stato fortemente...

Proteste a Sweida: Il Popolo siriano, portato allo stremo, ripudia al-Assad

Le proteste continuano per una seconda settimana a Sweida, controllata dal governo, con i manifestanti che bruciano striscioni del presidente al-Assad, i manifestanti hanno fatto...