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L’Avanti, il nostro giornale

 

Roma, venerdì 25 Dicembre 1896, si festeggia il Natale. La santa sede è poco distante da via delle Muratte. In quella via del centro di Roma un giornale fa sentire i primi vagiti e sono un richiamo a tutti i proletari italiani. “Il nostro giornale” è il titolo del primo articolo de L’Avanti, il giornale socialista. Si presenta con poche righe ma significative “L’AVANTI è figlio del sacrificio spontaneo ed entusiastico di migliaia e migliaia di proletari” e dà la motivazione della sua nascita “i diritti non trionfano se non quando se ne diffonde la conoscenza tra gli interessati. Ma non solo proletari, il giornale è fatto anche da “borghesi ai quali la vita non par degna d’essere vissuta se non la si consacra alla causa della verità”. Queste furono le prime parole scritte sul primo giornale nazionale del Partito Socialista. Non fu un caso la scelta della data di pubblicazione del giornale. Tra gli articoli della prima pagina, uno ha come titolo proprio “Santo Natale” e termina con queste parole profetiche “Una novella voce […] si leva dalle officine e dai campi, predice pace agli uomini di buona volontà: è la voce del socialismo che mira a sopprimere delle radici il male. […] e la voce sua fatidica non sarà, come l’altra (riferendosi alla voce del cristo citata in apertura dell’articolo), smentita”. Il primo direttore fu Leonida Bissolati, uno tra i fondatori del PSI. Il primo numero dell’Avanti aveva 4 pagine e veniva venduto a 5 centesimi di lire a copia. La retribuzione media all’ora di lavoro nel 1896 era di 2,5 centesimi di lira.  

Sotto la direzione di Benito Mussolini 

Tra i suoi direttori il più noto fu lo stesso che ne decretò la messa al bando, Benito Mussolini. Prima di Mussolini altri illustri rappresentati del PSI diressero il giornale. Sotto la direzione di Claudio Treves il giornale si era trasferito da Roma a Milano e nel 1912 il suo direttore era diventato un giovane Mussolini. Fu proprio sotto la direzione di Mussolini che il giornale aumentò notevolmente le tirature. Il nuovo direttore usava toni accesi e rivoluzionari nei suoi interventi. Fu emblematica la posizione data da Mussolini al quotidiano socialista durante “la settimana rossa” tra il 7 e il 14 giugno. Dopo un comizio indetto ad Ancona il 7 giugno antimilitarista i carabinieri aprirono il fuoco sulla folla e uccisero 3 militanti politici, 2 repubblicani e 1 anarchico. A seguito di tali fatti ci furono grandi manifestazioni e uno sciopero di 48 ore che portò sull’orlo della dichiarazione dello stato d’assedio la monarchia. La posizione di Mussolini fu di stampo rivoluzionario aizzando dalle pagine del giornale le masse in sciopero contro la monarchia. La direzione mussoliniana durò poco e a seguito dell’espulsione dal partito di Mussolini la direzione del giornale passo a Giacinto Menotti Serrati fino al 1922. Con l’avvento del fascismo L’Avanti divenne il bersaglio prediletto delle squadracce e dopo numerosi attentati e due la distruzione della sede milanese per ben due volte il giornale trasferì la sua sede a Parigi in esilio. Serrati chiamo a collaborare Pietro Nenni, esponente repubblicano che aveva manifestato durante gli attentati squadristi vicinanza nei confronti del giornale socialista. Da collaboratore Nenni divenne il direttore nel 1922 ed è sotto la sua direzione che nel 1926 a causa delle leggi fascistissime la pubblicazione venne messa al bando. Nonostante la repressione il giornale continuò ad operare e venne pubblicato a Parigi e a Zurigo.   

L’Avanti ritorna 

Durante la guerra le alterne vicende che garantirono la diffusione del giornale permisero nei fatti la continua pubblicazione. Fu però solo con la fine della guerra che da clandestino il giornale tornò a circolare liberamente sul territorio nazionale. Il 27 Aprile del 1945 il numero de L’Avanti comparve nuovamente sulla scena nazionale con un noto articolo di Nenni intitolato “Vento del Nord” che glorificava lo sforzo della lotta partigiana per la liberazione dell’Italia. L’Avanti si fece portatore delle posizioni a favore della Repubblica e con l’evolversi della situazione politica italiana divenne l’organo stampa delle posizioni di centro sinistra. La storica testata venne pubblicata fino al 1993. La fine della pubblicazione del giornale fu dovuta al tracollo politico del PSI a seguito dell’inchiesta “Mani Pulite” del 1992. Con il tracollo politico del PSI seguì anche quello finanziario e di conseguenza anche i fondi che questo garantiva alla redazione. Il giornale fu sciolto a seguito della votazione degli stessi giornalisti che, a seguito di 9 mesi senza stipendio e delle promesse mancate della dirigenza politica, decisero in assemblea di dare avvio alla procedura fallimentare. Così terminava la storia di una delle principali testate giornalistiche d’Italia 

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