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Il programma elettorale del Movimento Cinque Stelle

L’appuntamento con le urne è sempre più vicino e, secondo gli ultimi sondaggi pubblicati, il centrodestra, trainato da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, sembra prossimo a prendere la guida del Paese. A vincere, comunque, non sarà solo un leader o un partito, ma una certa idea di Italia e della società. E mai come a questa tornata elettorale quelle dei diversi attori politici appaiono così distanti le une dalle altre.

Il Movimento Cinque Stelle, che appena 5 anni fa aveva vinto le elezioni catturando il 32,6% delle preferenze, secondo gli ultimi sondaggi si presenta alle elezioni del 25 settembre con appena il 13,8% dei voti, quasi 19 punti percentuali in meno. Pesano, ovviamente, le molte contraddizioni dell’esperienza di governo: aver governato prima assieme alla Lega, poi insieme al Pd e, infine, sostenendo il governo di unità nazionale, salvo poi aprire la crisi estiva; aver prima firmato i Decreti sicurezza di Salvini e poi averli pubblicamente sconfessati; i molti cambi di casacca dei propri parlamentari e senatori; i litigi sulla regola del secondo mandato.

I pentastellati, che si erano presentati come un movimento antisistema e anticasta, alla fine si sono fatti “corrompere” dalla politica, e in questi cinque anni hanno fatto di tutto per restare dentro quel sistema che si proponevano di smantellare, perdendo ampiamente credibilità di fronte all’elettorato.

La centralità del lavoro nel programma elettorale del M5S

Proprio la perdita di credibilità che ha caratterizzato la parabola del Movimento Cinque Stelle inficia e sminuisce un programma di governo che, di per sé, è molto ambizioso, egualitario, inclusivo, progressista e riformista; un programma quasi utopico, altro motivo che lo rende poco credibile e difficilmente realizzabile.

A partire dalla questione del lavoro, che è costellata di buonissime intenzioni: taglio del cuneo fiscale per imprese e lavoratori, salario minimo di 9 euro lori orari, agevolazione dei contratti a tempo indeterminato per contrastare il precariato, introduzione di un compenso minimo per i tirocini, parificazione delle tutele e dei diritti di dipendenti e autonomi, riforma degli ammortizzatori sociali per tutti, equiparazione dei tempi di congedo di paternità e maternità e, com’era prevedibile, rafforzamento del reddito di cittadinanza (quello che avrebbe dovuto “abolire la povertà”). Altra proposta molto interessante, che è stata assente da qualsiasi discorso politico e sindacale almeno dagli anni ’70, è la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, misura che per decenni è stata al centro delle rivendicazioni dei lavoratori dipendenti.

Non manca, però, l’attenzione al mondo dell’imprenditoria, verso il quale il Movimento si dice disposto ad aumentare l’impegno diretto dello Stato potenziando il Fondo salvaguardia imprese, cioè quello che permette allo Stato di entrare nel capitale delle aziende in crisi. Un pensiero, inoltre, va ai giovani – per i quali sono previsti incentivi che promuovano l’apertura di startup e uno sgravio fiscale per l’assunzione degli under 36 – e alle donne, soprattutto in materia di parità salariale e di occupazione – sgravi contributivi per l’assunzione di donne disoccupate e di donne in gravidanza, ma anche la proroga di opzione donna e la pensione anticipata per le mamme lavoratrici.

Ecco qui il sogno, e non solo per gli evidenti limiti in merito al finanziamento di queste misure. Se davvero questo programma si realizzasse in tutti i suoi punti, potremmo dire di vivere davvero in una società ideale, dove giovani e meno giovani, uomini e donne, lavorano tutti, lavorano di meno e guadagnano, alla peggio, quanto adesso, ma possibilmente di più; quei pochi che purtroppo restano disoccupati, invece, possono beneficiare di un reddito di cittadinanza potenziato.

Pura utopia in un Paese dove ogni tarda primavera si presentano le solite polemiche sul lavoro stagionale nei luoghi turistici, con gli imprenditori che si lamentano della poca voglia di lavorare dei percettori del reddito di cittadinanza e i giovani che denunciano le condizioni disumane che vengono loro proposte per lavorare.

Perché il problema del lavoro, in Italia, è un problema culturale, che potrà essere risolto solo quando cambierà la visione paternalistica e caritatevole che si ha oggi dell’offerta di lavoro: ovvero, il datore di lavoro che fa un “favore” ad assumere il dipendente, il quale deve essere grato ed essere disposto ad accettare condizioni anche da fame perché, altrimenti, qualcun altro sarà sicuramente meglio disposto a dimostrare la propria gratitudine.

La proposta green del Movimento Cinque Stelle: sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente

Ampia è anche la proposta sui temi attualissimi dello sviluppo sostenibile, della conversione energetica, dell’ambientalismo. Anche in questo caso l’asticella è puntata molto in alto, addirittura si parla di ripensare nel suo complesso la società («società “2000 watt”) e «tendere a un modello sostenibile di consumo energetico per ridurre le emissioni annue di gas serra». Una società che si deve basare sull’«economia rigenerativa», sull’energia rinnovabile e non sui combustibili fossili («stop a nuove trivellazioni e a nuovi inceneritori»), sulla mobilità (pubblica e privata) «elettrica, a idrogeno e a combustibili alternativi originati da fonti rinnovabili».

L’impressione, come prima, è che si stia cercando di vendere sogni.

Perché, ad esempio, se mezzi di trasporto a idrogeno e a combustibili alternativi fossero già disponibili per l’utilizzo su ampia scala – e con questo non intendo solo la loro esistenza, ma anche la possibilità per tutti di acquistarli a costi accessibili – chi nel mondo se li può permettere ne disporrebbe. La verità è che sono tecnologie in fase di studio, magari avanzata e che entro cinque anni potranno anche essere pronte, ma non sarà certo merito dei Cinque Stelle averle rese realtà, a meno che non si preveda un grosso programma di finanziamento nella ricerca (che però non si legge nel programma elettorale).

La battaglia del Movimento Cinque Stelle contro il malcostume nelle istituzioni

Già nel 2018 uno dei cavalli di battaglia del Movimento era stata la lotta al sistema dei partiti, corrotti e immorali, dipinti come un’accozzaglia di professionisti della politica attaccati alla poltrona e gelosi dei propri privilegi. Ora, dopo cinque anni di governo e una parte della propria classe dirigente che si è dimostrata degna dei propri predecessori in quanto ad “attaccamento alla poltrona”, il M5S ripropone il tema della garanzia di «“disciplina e onore” nelle funzioni pubbliche», impegnandosi ad estendere a tutti i partiti il limite dei due mandati (questa volta anche a Di Maio?), a emanare una legge sul conflitto d’interessi e a mettere fine ai «cambi di casacca in Parlamento», diventata ormai più la regola che l’eccezione nel sistema italiano. Inoltre, memore dell’ultima convulsa legislatura, si parla nel programma di «sfiducia costruttiva» per evitare “salti nel buio”: si tratterebbe, cioè, di poter sfiduciare un governo solo votando la fiducia a un altro esecutivo.

Questa materia è certamente quella più controversa del programma dei Cinque Stelle, ma se realizzata forse anche una delle poche volte che un partito ha capito gli errori del passato e prova a metterci una pezza. In realtà, il sapore che lascia è quello di un programma “di facciata”, di un tentativo di “tornare alle origini” ben sapendo che è qualcosa di irrealizzabile, e anche poco credibile dopo i comportamenti di molti parlamentari pentastellati nella passata legislatura.

Il programma del Movimento Cinque Stelle in materia di legalità e diritti

Il programma elettorale del Movimento ha comunque un grande merito, quello di trattare in modo più approfondito temi in materia di legalità che gli altri partiti hanno solo sfiorato o ignorato del tutto. Mi riferisco alla lotta alle mafie, a sostegno della quale ci si propone di difendere misure quali il 41 bis e aumentare la protezione dei testimoni di giustizia, e alla lotta alla corruzione, andando a tutelare maggiormente i cosiddetti whistleblower (coloro che denunciano).

La proposta sui diritti civili si trova in sintonia con quella del Partito Democratico, come d’altronde aveva già dimostrato il risultato del voto al Senato del Ddl Zan.

Le promesse sono le stesse: matrimonio egualitario, legge contro l’omotransfobia e ius scholae. Sebbene in campagna elettorale entrambi i leader abbiano a più riprese rimarcato i punti che tengono distanti i due partiti, su questi specifici temi entrambi convergono, e potrebbero quindi esercitare una forte pressione se, tra un paio di settimane, si trovassero assieme all’opposizione.

Programma elettorale del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte

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Matteo Machet
Ho 31 anni e vivo a Torino, città in cui sono nato e cresciuto. Sono profondamente affascinato dal passato, tanto da prendere una laurea in storia - ambito in cui mi sto anche specializzando. Amo leggere, la cucina e la Sicilia, ma tra i miei vari interessi svetta il giornalismo: per questo scrivo articoli di storia, politica e attualità.

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