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L’Eurocomunismo

 

15 giugno 1976, ormai manca poco alle elezioni politiche e Giampaolo Pansa intervista il segretario del PCI Enrico Berlinguer. La domanda diventerà storica e la risposta ancor di piu. Pansa chiede a Berlinguer “ Il Patto atlantico può anche essere uno scudo utile per costruire il socialismo nella libertà?” la risposta del segretario non tarda ad arrivare “Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico anche per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qui, ma vedo che anche di qua ci sono stati tentativi di limitare la nostra autonomia…il sistema occidentale offre meno vincoli. Di là , all’Est forse vorrebbero che noi costruissimo il socialismo come piace a loro. Ma di qua, all’Ovest, alcuni non vorrebbero neppure lasciarci cominciare a farlo, anche nella libertà”. Molto speculeranno su questa frase , dall’una come dall’altra parte. In Italia molti interpreteranno la frase in chiave elettorale, le elezioni politiche si terranno solo 5 giorni dopo aver rilasciato l’intervista a Pansa, altri scegliendo accuratamente solo alcuni passaggi per darne un interpretazione filoatlantica. Nessuna delle due posizioni pare intuire la profondità dialettica con la quale Berlinguer prova a manifestare una terza posizione, vera o presunta, che in Europa e in particolare in Italia i partiti comunisti provavano a dare alle idee socialiste. Storicamente è però pur vero che il PCI ha già in passato , ben prima del 1976 disegnato una rotta alternativa a quella che la dirigenza del PCUS aveva o voleva dare ai vari partiti comunisti mondiali. Già con la Svolta di Salerno di Togliatti e con l’idea sempre togliattiana di una “via italiana al socialismo”. L’idea di fondo è sempre la medesima ed in contrasto con le massime cariche politiche sovietiche, raggiungere la maggioranza politica tramite il consenso diffuso non solo tra la classe operaia ma intercettando voti anche da altre classi sociali. Dopo la morte di Stalin e il ’56 con i fatti di Budapest le critiche ai vertici direttivi del PCUS fatte dalla dirigenza del PCI diventano costanti e maturano all’interno di una specifica sitauzione politica come quella italiana. Il dopo Togliatti nei fatti vide la contrapposizione interna tra chi sentiva l’esigenza di allinearsi a posizioni più vicine al PCUS mentre altri dirigenti serravano i ranghi in favore di una soluzione che portasse il PCI a diventare sempre piu un partito che potesse competere nel gioco democratico occidentale. L’eredità della linea politica inaugurata da Togliatti fu portata avanti da Berlinguer

L’attentato a Berlinguer e i fatti del Cile.

La sera del 3 ottobre del ’73 un corteo di macchine sfreccia dal centro di Sofia verso l’aeroporto della capitale bulgara. In una delle macchina il segretario del PCI , nominato solo l’anno prima, sta tornando in Italia dopo aver incontrato il capo di Stato bulgaro Todor Živkov. All’improvviso, un camion militare  investe la macchina dove viaggiavano Berlinguer e i suoi accompagnatori. Berlinguer non muore, viene portato in ospedale e, su sua richiesta, subito dimesso così da poter lasciare il paese. Al suo ritorno manifesterà dubbi sulla natura dell’incidente, senza però rendere pubblico l’episodio. Commenterà sui bulgari “I bulgari sono più sovietici dei sovietici”. Fu , molti anni dopo, Emanuele Macaluso a rendere noto il fatto in un intervista al settimanale Panorama. Macaluso sostenne che l’attentato fu organizzato dal KGB e che lo stesso Berlinguer lo avrebbe sostenuto senza però mai poter avere prove concrete per dimostrare la veridicità della tesi. Macaluso dà anche il movente di tale atto “un attentato concepito per togliere di scena l’ uomo che pochi giorni dopo avrebbe tracciato la linea del compromesso storico”. La motivazione fu nei fatti quindi la nuova linea politica intrapresa da Berlinguer. Il compromesso storico però nasceva da un attenta analisi della vicenda cilena avvenuta agli inizi di settembre dello stesso anno. Berlinguer aveva fatto sua la convinzione che solo con una larga partecipazione di tutte le forze politiche e sociali si sarebbe potuto evitare una deriva autoritaria nel paese che ospitava il piu grande partito comunista d’occidente. Questa posizione politica e la necessità passare da uno scontro a un confronto democratico veniva aspramente criticata sia dalla dirigenza del PCUS che dall’amministrazione della Americana.

L’Eurocomunismo

Il progetto dell’Eurocomunismo prevedeva la partecipazione di tutti i principali partiti comunisti dell’Europa occidentale ma i principali furono quello italiano, francese e spagnolo. Il PCI dal ’73 intraprese il percorso di avvicinamento al PCS e al PCF forte del sempre maggiore consenso ottenuto sul territorio nazionale. Prima il forte incremento elettorale ottenuto con le elezioni amministrative del 75 e nelle stesso anno le dichiarazioni congiunte bilaterali tra PCI e PCS e in un secondo momento tra PCI e PCF. Il PCI si proponeva quindi come perno della “terza via” proposta con l’idea dell’Eurocomunismo. Il 3 giugno 1976, Berlinguer in un discorso alla La Villette ribadisce l’indipendenza di ogni partito comunista. Sarà però solo nel 1977 che a seguito dell’incontro a Madrid tra i tre segretari del PCI , PCF e PCS verrà nei fatti ufficializzata la linea europeista alternativa a quella sovietica. Eurocomunismo nei fatti però non si realizzò mai compiutamente ed ogni partito facente parte segui una rotta in funzione della situazione politica nazionale in maniera del tutto indipendente. Il PCI nei fatti ruppe definitivamente con la dirigenza sovietica a seguito della presa di posizione del suo segretario su due fatti fondamentali sul piano internazionale, l’invasione dell’Afghanistan nel 1980 e l’anno successivo le vicende Polacche. Berlinguer prese una dura posizione contro la dirigenza moscovita in entrambe le situazioni. Berlinguer prima dichiarò che a seguito dell’invasione afgana dell’URSS lo stato socialista si era trasformato in uno stato imperialista e dopo i fatti polacchi decretò che “Ciò che è avvenuto in Polonia ci induce a considerare che effettivamente la capacità propulsiva di rinnovamento delle società che si sono create nell’Est europeo è venuta esaurendosi”. Il PCI termino nei fatto la sua parabola politica una decina di anni dopo e una nuova società scossa dalla fondamenta rese ormai inadatta anche un alternativa europeista di un comunismo ormai totalmente distante dalle posizioni sovietiche.

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