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1° gennaio 1948. Entra in vigore la Costituzione della Repubblica italiana

Ha inizio una nuova rubrica settimanale, Hi.Storia! Ogni domenica sarà dedicata all’approfondimento di un evento, il cui anniversario si celebra nella settimana appena trascorsa. Iniziamo questa rubrica ricordando l’entrata in vigore della Costituzione della nostra Repubblica, il 1° gennaio 1948. Buona lettura!

Dopo oltre un anno e mezzo di lavori dell’Assemblea costituente, il 1° gennaio 1948 entrava in vigore la Costituzione della Repubblica italiana. L’Italia si lasciava così alle spalle la buia esperienza del ventennio fascista, della dittatura, delle leggi razziali; liquidava i Savoia e lo Statuto albertino, che si era dimostrato fragile di fronte al fascismo, ed entrava in una nuova epoca della sua storia: una nuova forma istituzionale, sancita da una nuova Costituzione, e una nuova classe politica, uscita dalla Resistenza e dall’esperienza del Cln.

Le elezioni del 2 giugno 1946

La storia della nostra Costituzione inizia a tutti gli effetti il 2 giugno 1946. Per quel giorno, infatti, il governo guidato da Alcide De Gasperi indisse le elezioni per l’Assemblea costituente, che avrebbe dovuto redigere la nuova Costituzione, e il referendum per decidere quale forma istituzionale l’Italia uscita dalla dittatura avrebbe assunto – e che la Costituzione avrebbe sancito.

Le elezioni si svolsero in un clima di festa, anche perché, per la prima volta, alle donne fu concesso il diritto di andare a votare. L’affluenza alle urne fu altissima e il risultato che ne uscì fu chiaro: l’Italia sarebbe stata una repubblica (con uno scarto di circa due milioni di voti), e l’Assemblea costituente sarebbe stata guidata dalla Democrazia cristiana, il partito che vinse la tornata elettorale.

I lavori della Commissione dei Settantacinque e l’approvazione della Costituzione

L’Assemblea – che, fino alle prime elezioni, mantenne ampi poteri – si riunì per la prima volta a poche settimane dalle elezioni, il 25 giugno 1946. Composta da 556 membri, il 15 luglio 1946 essa nominò la cosiddetta “Commissione dei settantacinque”, ovvero una commissione speciale con il solo e preciso obiettivo di redigere il progetto della nuova Costituzione repubblicana. La Commissione rispecchiava l’equilibrio tra i partiti uscito dalle elezioni: era a maggioranza democristiana, ma una rappresentanza non secondaria era dei partiti Comunista e Socialista, e a scendere tutti gli altri partiti dell’arco costituzionale. Era suddivisa in tre sottocommissioni, a ciascuna delle quali era demandato un ambito della futura Carta: alla prima fu affidata la disciplina dei rapporti politici, alla seconda l’organizzazione istituzionale dello Stato, alla terza l’ambito dei rapporti economici. Tra i membri delle sottocommissioni spiccano i nomi di Aldo Moro, Sandro Pertini, Giuseppe Di Vittorio, Giovanni Leone, Nilde Iotti, Palmiro Togliatti, Piero Calamandrei.

Nel febbraio 1947 la Commissione terminò i propri lavori e presentò il progetto all’Assemblea costituente, che iniziò il dibattito per la sua approvazione in marzo. Gli scontri tra i partiti non mancarono, e furono anche aspri. Quello più duro fu quello per l’approvazione dell’articolo 7, proposto dalla Democrazia Cristiana, che intendeva regolare i rapporti tra Stato e Chiesa secondo il concordato presente nei Patti Lateranensi del 1929.

Con 458 voti a favore e 62 contrari, il 22 dicembre 1947 il testo definitivo venne approvato dell’Assemblea costituente. Cinque giorni dopo, il 27 dicembre, il Capo di Stato provvisorio, Enrico de Nicola, a palazzo Giustiniani (Roma), firmò la Costituzione della nuova Repubblica italiana, che il 1° gennaio 1948 entrò in vigore.

Con questo atto, l’Italia divenne, nella forma e nella sostanza, una Repubblica: democratica, parlamentare, laica.

Le prime elezioni

La Carta Costituzionale, oltre a stabilire i diritti e i doveri del cittadino, definiva l’architettura istituzionale dello Stato, che è quella che tuttora conosciamo: una Repubblica parlamentare formata da due camere, la Camera dei deputati e il Senato, titolari del potere legislativo, e il Presidente della Repubblica come carica più alta dello Stato, con funzioni di garanzia. Con la sua entrata in vigore, questo sistema diventava a tutti gli effetti operativo. Si trattava, ora, di indire le elezioni per dare allo Stato il suo primo Parlamento repubblicano.

Le elezioni si svolsero il 18 aprile 1948. A fronteggiarsi c’erano, da un lato, il “partito governativo”, composto dalla Democrazia cristiana e dai partiti minori (Partito liberale, Partito repubblicano e Partito social-democratico), e dall’altro, riuniti in liste comune (del Fronte popolare), il Partiti comunista e quello socialista. Dopo una lunga campagna elettorale, in cui scesero in campo la Chiesa e gli Stati Uniti in appoggio al “partito governativo”, la Democrazia cristiana uscì vincitrice. Alcide De Gasperi divenne il primo Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, e favorì l’elezione a Presidente della Repubblica, di Luigi Einaudi.

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Matteo Machet
Ho 31 anni e vivo a Torino, città in cui sono nato e cresciuto. Sono profondamente affascinato dal passato, tanto da prendere una laurea in storia - ambito in cui mi sto anche specializzando. Amo leggere, la cucina e la Sicilia, ma tra i miei vari interessi svetta il giornalismo: per questo scrivo articoli di storia, politica e attualità.

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