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Il compagno Berlinguer

 

Berlinguer è stato un uomo di potere. Non un uomo di governo ma sicuramente un uomo che ha saputo, in anni complicati, guidare con decisione il piu grande partito comunista occidentale. Così Berlinguer descriverà cos’è il potere a poco più di un anno dalla sua morte dopo 10 anni di direzione del PCI “Il potere è uno strumento insufficiente ma necessario per realizzare gli ideali in cui credo io e i miei compagni”. Il 25 maggio del 1922 nasce a Sassari Enrico Berlinguer. La famiglia dove cresce è gia segnata da profondi interessi intellettuali che lo segnano. Appassionato sin dalla tenera età di filosofia, è un avido lettore. Il padre fu compagno di scuola di Togliatti e deputato socialista mentre la madre morirà giovane lasciandolo orfano all’età di 14 anni. La sua militanza nel PCI cominciò all’età di 22 anni. La sua tempra e dedizione alla causa non tardarono a farsi notare. Organizzò nel 1944 la rivolta del pane a Sassari e fu per questo fatto che venne arrestato e scarcerato poco dopo. La famiglia si trasferì a Roma e grazie anche alle conoscenze del padre Mario incontrò il massimo dirigente del partito, Palmiro Togliatti. Togliatti notò subito quel ragazzo nonostante la sua timidezza e il suo essere introverso. La sua ascesa nel partito è rapida, dovuta anche alla sua grande ed instancabile dedizione alla causa politica del partito. Ha poco più di 20 anni ed è già un dirigente stimato da Palmiro Togliatti e da tutta la dirigenza del partito. Entra poco dopo nel Comitato centrale del PCI e nel 1948 nella direzione. Tra il 1949 e il 1956 è segretario generale del movimento giovanile comunista. Nel 1958 Berlinguer entra nella segreteria del partito; fu da questo momento che la sua frequentazione con Togliatti diventa assidua. Ormai intimo del segretario impara e affina le principali caratteristiche politiche che lo faranno diventare un grande mediatore, prima tra le anime interne al partito e poi tra le varie forze sociali che animano l’Italia di quel periodo. Sarà proprio Enrico Berlinguer a mediare nella crisi interna tra Amendola e Ingrao nel 1966 al XI Congresso del PCI. Le sue posizioni e idee nei confronti della politica sovietica si manifestano già nel 1969 a Mosca. Nella conferenza internazionale dei partiti comunisti, dichiara apertamente il dissenso dei comunisti italiani nei confronti della politica stalinista. Nel 1969 è ormai destinato alla segreteria e sarà la sua linea politica a caratterizzare gli anni a seguire del PCI.

La politica del compromesso storico

Berlinguer ormai diventato segretario nel 1972 succedendo a Longo introduce uno dei temi più importanti del suo progetto politico, la necessità di trasformare il PCI e allargare il consenso dello stesso anche in altre classi sociali. Il PCI che vuole Berlinguer non è solo il partito della classe operaia ma un partito che deve istituzionalizzarsi e rappresentare una fetta più ampia di popolazione. La strategia adottata non è difforme da quella togliattiana di collaborazione tra le principali forze politiche nazionali. Berlinguer media e dialoga con tutte le forze sociali, comprese le forze socialiste e cattoliche. A rafforzare la sua tesi e la necessità di un governo condiviso saranno in parte i gravi fatti degli “anni di piombo” e l’analisi politica a seguito del colpo di stato cileno nel 1973. Così scrive il 12 ottobre del 1973: «la gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande compromesso storico tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano». La sua principale preoccupazione è dovuta alla considerazione che l’Italia sia nei fatti una democrazia debole e a rischio di possibili derive autoritarie tramite azioni violente. La linea politica di Berlinguer verrà premiata nelle elezioni politiche di metà anni ’70. Le elezioni del 1976 registrano la grande avanzata del PCI, che raggiunge il suo massimo storico del 34,3% (+5 punti rispetto a quattro anni prima) senza tuttavia raggiungere la maggioranza relativa. Fu a seguito di tale successo che la spinta verso la politica del “compromesso storico” sembrò poter essere effettivamente raggiunta. Nello stesso anno, accanto alla proposta del compromesso storico, Berlinguer sembra poter realizzare anche il secondo punto del suo progetto politico: la rottura con il Partito Comunista sovietico. Ad osteggiare un possibile avvicinamento tra DC e PCI sono in molti: la destra democristiana, il Vaticano, gli americani, la destra italiana e in maniera non palese anche la dirigenza sovietica. Ad opporsi sono anche i movimenti extraparlamentari che animano le piazze del 1977, i quali vedono in questa linea politica uno sodalizio con il potere della DC. Questo progetto sarà destinato a fallire pochi anni dopo. Il 16 marzo 1978 a seguito del rapimento di Aldo Moro, il principale dirigente dalla DC al quale Berlinguer si rivolge per poter realizzare il suo progetto politico, e alla sua uccisione 55 giorni dopo, l’idea del compromesso sarà definitivamente accantonata dallo stesso Berlinguer

L’alternativa democratica e la questione morale

Gli anni ‘80 saranno anni complicati per il PCI e il suo segretario. Il decennio si aprì con l’invasione sovietica dell’Afghanistan che comportò il definitivo di stacco del PCI dal PCUS. Le elezioni del 1980 videro l’avanzata del PSI che arrivò a toccare il 13% delle preferenze mentre il PCI perse più del 3% dei consensi. Ad ottobre dello stesso anno la “marcia dei 40.000” a Torino segnò la fine delle grandi battaglie sindacali della sinistra dentro la FIAT, uno dei polmoni elettorali del PCI, e il passaggio in una nuova fase politica. Berlinguer non rimase fermo ma cercò di denunciare alcuni gravi fenomeni che stavano sempre più prendendo piede nella politica italiana. Nel 1981, rilasciò un’intervista a Eugenio Scalfari sollevando la cosiddetta questione morale. Denunciò l’occupazione da parte dei partiti delle strutture dello Stato, delle istituzioni, dei centri di cultura, delle Università, della Rai, sottolineando il rischio che la rabbia dei cittadini si potesse trasformare in rifiuto della politica. Berlinguer cambia anche linea nella politica interna e teorizza “l’alternativa democratica”. I tempi sono cambiati e l’impossibilità di trovare un nuovo interlocutore nella DC lo vedrà prendere una posizione distante e cercare di unificare le due anime della sinistra per poter concretizzare una effettiva vittoria elettorale. L’11 giugno del 1984 a Padova, mentre conclude la campagna elettorale per le elezioni europee, viene colpito da un ictus. Al suo funerale, a Roma, si presentarono milioni di cittadini italiani, non solo compagni e compagne militanti e non, ma anche avversari politici come Giorgio Almirante vennero a rendere omaggio al grande uomo politico. Con la morte di Berlinguer finirà una fase fondamentale del PCI e in parte della stessa politica italiana.

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