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Egitto: Abdel Fattah al-Sisi fronteggia le peggiori crisi della sua storia

se fosse vero che si raccoglie ciò che si semina, l'Egitto deve aver seminato direttamente i semi della tempesta e forse è così. Abdel Fattah al-Sisi, il Presidente egiziano, deve fare oggi i conti con crisi e pressioni di natura economica, politica e sociale inedite nella storia del Cairo.

L’Egitto si trova oggi a dover far i conti con quanto seminato, anni di prepotenze ed affronti alla comunità internazionale concedono ad Abdel Fattah al-Sisi, il presidente in carica, strettissimi margini di manovra per riportare l’Egitto sulla strada della cooperazione internazionale.

Chi è al-Sisi, il Presidente ex capo delle Forze Armate

Un elemento in particolare accomuna i sistemi di potere degli Stati Arabi, la dipendenza dal beneplacito e l’appoggio delle Forze armate, sia come strumento di repressione che come fonte di interesse economico e finanziario, spesso infatti l’apparato militare gode di un importante potere economico, a cui spesso si accinge per condizionare gli equilibri politici del Paese.

Come noto l’Egitto non costituisce eccezione, Il Cairo infatti ha visto susseguirsi nel tempo capi ti stato, quasi completamente, ex membri delle forze armate. Lo stesso Abdel Fattah al-Sisi, l’attuale Capo di Stato, sarebbe stato a capo delle Forze Armate dal 2012 al 2014, ispirando e guidando il colpo di stato militare del 3 luglio 2013 contro Mohamed Mursī, unico presidente nella storia egiziana eletto democraticamente.

Gli anni di al-Sisi sono stati in effetti di una strategica rilevanza per gli interessi della comunità occidentale, l’amministrazione infatti avrebbe esercitato una solida opposizione al dilagare del fondamentalismo jihadista nella regione della Penisola del Sinai. Il prezzo che il mondo ha dovuto pagare per un alleato tanto rilevante contro la minaccia jihadista è stato il legittimare un sistema di potere dove emergono metodi autoritari.

Il Cairo affronta crisi provenienti da tutti i fronti

Come tutti, Il Cairo, si è trovato a dover fronteggiare alcune tra le più minacciose crisi della storia recente; la Pandemia da COVID-19 ha seriamente minato la stabilità del Governo, così come le ripercussioni che la guerra in Ucraina ha avuto in tutta la regione.

Al-Sisi tenta di rassicurare la comunità, con toni rasserenanti il Presidente ha rilasciato alcune dichiarazioni volte a garantire le competenze del governo per affrontare le crisi in corso: “L’Egitto ha attraversato circostanze difficili, ma abbiamo il controllo della situazione,  con la buona volontà di Dio riusciremo a superarle”. queste le parole di Abdel Fattah al-Sisi.

Cercando poi di mettere le mani avanti in materia di credibilità internazionale dell’Egitto, il presidente avrebbe continuato dicendo: “Siate consapevoli, o popolo d’Egitto, non lasciate che nulla vi influenzi, né che i discorsi di nessuno vi facciano mai temere o preoccupare…Io dico agli uomini e alle donne egiziane, dobbiamo tenerci tutti per mano, di più e sopportare di più, passerà”.

Difronte poi alla crisi del dollaro che ha bloccato nei porti egiziani innumerevoli quantità di merci, causando una inevitabile crisi economica, il Presidente egiziano torna a rassicurare il popolo egiziano sull’effettiva competenza del Governo per fronteggiare l’emergenza“C’è stato un grosso problema con il dollaro negli ultimi tre mesi, tuttavia abbiamo promesso alla gente che entro due mesi porremo fine all’accumulo di merci nei porti”.

L’ambiguo rapporto tra Italia e Egitto

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani è tornato a parlare dell’ormai noto caso di Giulio Regeni, il dottorando italiano torturato e assassinato nel 2016 al Cairo. L’insistenza degli organi di rappresentanza italiani sul caso mai risolto getta nuovamente luce sull’ambiguo rapporto che intercorre tra i due paesi.

Ci si domanda infatti fino a che punto la necessità di un buon rapporto con Il Cairo possa giustificare una mancata intransigenza italiana nella risoluzione di  un aberrante caso di violazione dei Diritti Fondamentali dell’Uomo.

Tajani ha proseguito le dichiarazioni di questo venerdì dicendo: “stiamo lavorando anche a una soluzione del caso di Patrick Zaki”, lo studente egiziano dell’Università di Bologna uscito dal carcere lo scorso dicembre dopo 22 mesi di detenzione ma non assolto per propaganda antigovernativa .

I toni inquisitori di Tajani sono stati però subito smorzati dall’ennesima dimostrazione del disinteresse delle istituzioni Italiane nel rischiare un vero incidente diplomatico con Il Cairo, pretendendo vere risposte per i due casi, il Ministro degli Esteri ha infatti continuato dicendo: “Continueremo a insistere su questi due casi. Ma continueremo ad avere rapporti diplomatici con l’Egitto, un Paese così importante per la stabilità dell’intera area”. Gettando sconforto e sfiducia negli attivisti del movimento “Verità per Giulio Regeni”.

Il ruolo dell’Egitto nella mediazione Libica

I leader Libici, giovedì, hanno tenuto un incontro con il presidente del parlamento egiziano al Cairo e hanno confermato che presto sarà annunciata una nuova road map per la Libia, riferisce l’agenzia di stampa Anadolu.

L’incontro si è tenuto tra il presidente della Camera dei rappresentanti, Aguila Saleh, e il capo dell’Alto Consiglio di Stato (HCS) con sede a Tripoli, Khaled Al-Mishri, nonché il presidente del parlamento egiziano Hanafi Jabali, presso la sede del Parlamento al Cairo .

“C’è consenso e abbiamo bisogno di un’autorità unificata in Libia per tenere le elezioni sotto la supervisione del governo”, ha detto Salih.

La road map, che sarà annunciata con Al-Mishri, “sarà un documento costituzionale e non un singolo articolo della Costituzione, e le misure necessarie saranno prese in conformità con la legge e il parere dei due consigli“, osservando che includerà come tenere le elezioni e unificare le istituzioni.

 

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