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Siamo sulla strada verso una Difesa Comune Europea?

"Serve uno sforzo di difesa comune europea. Questo significa rafforzare la sicurezza e la sovranità dell'Europa". A indicare questa direzione è il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, a Berlino, al congresso dei socialisti europei, dove è intervenuto anche il segretario del Partito democratico Enrico Letta.

“Serve una migliore interazione in Europa: acquisti congiunti sulle difesa, una squadra di intervento veloce entro il 2025 e un quartiere generale con una struttura di comando”

-Cancelliere Tedesco Olaf Scholz-

 

Come è strutturata la Difesa comune Europea oggi

La strategia globale dell’UE in materia di politica estera e di sicurezza mira a migliorare l’efficacia della politica di sicurezza e di difesa dell’UE, anche attraverso la cooperazione rafforzata tra le forze armate degli Stati membri e una migliore gestione delle crisi.

Adottata dal Consiglio dell’UE nel novembre 2016, la strategia si concentra sullo sviluppo della resilienza, sull’adozione di un approccio integrato ai conflitti e alle crisi e sul rafforzamento dell’autonomia strategica.

Il conflitto in Ucraina cambia le carte in tavola

Nel corso della storia più recente, l’Unione Europea raramente si è vista coinvolta direttamente in controversie che minacciassero in maniera concreta la propria incolumità; per questa ragione i governi della maggior parte degli Stati Sovrani che la compongono hanno spesso opposto resistenza alla cessione di sovranità in favore della creazione di comparto militare comunitario.

I recenti sviluppi nell’Europa Orientale, in seguito alla deliberata invasione della Russia ai danni dell’Ucraina, l’intensificarsi delle ostilità tra Mosca e il Comparto della NATO e il prospettarsi di una avanzata dei confini Russi verso l’Europa Occidentale, hanno reso la questione “Difesa” un punto all’ordine del giorni nei parlamenti e governi di tutta l’Unione Europea.

La posizione del Parlamento Europeo, presieduto dalla maltese Roberta Metsola, si potrebbe definire quantomeno ambigua, sebbene il sentimento dominante sia quello di un completo e incondizionato supporto all’Ucraina sul piano ideologico, si riscontrano incompatibilità nelle intenzioni dei membri del Consiglio Europeo su come tradurre le intenzioni in fatti.

Le strade percorribili ad oggi sarebbero due, nella prima ipotesi i governi facenti parte dell’Alleanza Atlantica continuerebbero la fornitura di armamenti bellici in supporto alla causa Ucraina, precludendosi in tal modo la possibilità di intraprendere una via diplomatica efficace verso la pace, dovendo quindi ricorrere a soggetti terzi, di dubbia moralità, come intermediari nei canali di dialogo con Mosca.

Nella secondo ipotesi, i Paesi membri della Ue potrebbero dare il via ad un intensificarsi degli accordi presi nel 2021 attraverso lo strumento europeo per la pace (EPF), uno strumento fuori bilancio volto a consolidare la capacità dell’UE di prevenire i conflitti, costruire la pace e rafforzare la sicurezza internazionale, consentendo il finanziamento di azioni operative nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune (PESC) che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa.

Le posizioni politiche in Europa

“Questa guerra non può finire perché ci stanchiamo di sostenere l’Ucraina, questa non può essere la ragione, dobbiamo spiegare alle nostre opinioni pubbliche che il nostro supporto non è una questione di generosità ma è per il nostro interesse e la nostra sicurezza. Si tratta di un necessario lavoro di pedagogia politica. Il nostro sostegno all’Ucraina è stato determinante,  continueremo a sostenere l’Ucraina militarmente e lo faremo per tutto il tempo che sarà necessario”. Questa è la posizione dell‘Alto rappresentante dell’Unione europea Josep Borell.

Nelle schiere del Parlamento Europeo, l’ex primo ministro svedese, Stefan Löfven, il nuovo presidente del Partito socialista europeo, nel giorno d’insediamento avrebbe dichiarato “Assumerò l’incarico di presidente del Pse con la convinzione dell’importanza dell’Europa per la pace e la sicurezza globale e per garantire a tutti un futuro più luminoso”.

Il discorso prelude all’intenzione del nuovo Leader Pse all’essere fautore di una nuova e  maggiore concentrazione vero l’Unione Europea della giurisdizione in materia di Difesa, avrebbe infatti aggiunto: “Viviamo in tempi turbolenti. La gravissima situazione della sicurezza, la minaccia climatica, le crescenti disuguaglianze e la minaccia alla democrazia sono alcune delle principali sfide che dobbiamo affrontare insieme. In tempi come questi, i socialdemocratici europei hanno un ruolo cruciale da svolgere”

Sotto la pressione dei movimenti interventisti europei per favorire un approccio comune alle esigenze di breve periodo, l’Unione Europea sta mettendo a punto un nuovo programma di incentivi, denominato EDIRPA, dotato di 500 milioni, utile per dare un segnale della volontà europea di proseguire sulla strada della cooperazione anche nel campo delle acquisizioni.

Le possibili vie alla creazione di una “Difesa Comune”

Le vie utili a migliorare integrazione e specializzazione e cancellare duplicazioni, incompatibilità e lacune che rendono impossibili operazioni militari europee autonome, sono molteplici, ad esempio aumentare il pooling & sharing, ovvero la condivisione di capacità militari esistenti e in esubero e l’acquisto congiunto di assetti disponibili sul mercato.

un’altra strada percorribile invece sarebbe l’applicazione delle direttive europee 43 e 81 del 2009 sull’approvvigionamento, su cui non a caso la Commissione è tornata di recente, ribadendo gli incentivi al procurement congiunto, con esenzioni IVA, nuovi strumenti finanziari e il Fondo europeo per la difesa.

 

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